GIORGIO LINGUAGLOSSA
(1949)

Questa poesia inedita
di Giorgio Linguaglossa, dal titolo: Un
balcone. Una siepe con sopra i lilla, fa parte di una più articolata produzione
poetica in fase di pubblicazione. E’ bene qui precisare che qualunque “guida” alla lettura di un testo poetico,
di cui si intende “spiegare”, o “suggerire” i punti più significativi, è
sempre operazione di indebita invadenza, che tradisce l’aura originaria in cui
si muove il poeta nel comporre una poesia. E’ chiaro che qui ci troviamo di
fronte ad una elaborazione linguistica che non ha nulla a che vedere con il
panorama asfittico che ha invaso e sta invadendo il territorio poetico
italiano. Ci troviamo di fronte ad una struttura che riesce a fissare scene da everyday
life in continui flashback, con un ritmo serrato e compulsivo, tra
scansione e ricomposizione di figure e sfondi di diversa scenografia. Finisce
l’epoca dell’IO pleonastico e raffigurativo e nasce un nuovo orizzonte dai
molteplici riflessi tematici, con una sfilata di personaggi all’interno di un
territorio ora urbano, ora storico, ma sempre rappresentato nella realtà. E’
una indicazione, ma potrebbe essere un concreto segnale di direzione o più
semplicemente un messaggio del fare poesia in un mercato che abbonda di merci secondarie,
senza codice a barre. Certamente è un modello poetico che travalica i confini
nazionali, con tutto il suo carico di immaginazione e di cultura. Non si tratta
di moda o di capriccio estetico, ma di un considerevole progetto di un mondo linguistico
e poetico chiamato a riempire la scena del mondo, articolandone la visione. Ciò che emerge è
una panoramica che mette in primo piano lo
sfondo a camera aperta, di un locus esterno
e interno e di brevissimi squarci metafisici con”un dio che deve ancora venire.
Ma non verrà / perché ha dimenticato di
essere dio /: mentre incalzano le sequenze di ripresa fotodinamica,
contraddistinte da uno sguardo osservatore e psichico, neutralizzante l’inerzia
e la stasi. Qui si nota subito la proposizione di un nuovo modo di fare poesia,
che ricostruisce, uno ad uno, gli elementi materici della parola provenienti “dall’unità
infranta”, attraverso la narrazione, che riattiva i frammenti sparsi di un
edificio crollato, ricomponendone le fondamenta della poesia dal suo stato
colliquativo. E’, in altre parole. la progettazione simmetrica che ha in sé
l’equilibrio stilistico di coerente ricerca espressiva, per esprimere l’evento
temporale, storico o urbano, nell’accumulo delle pulsioni e introspezioni
psicologiche. Ed è il meglio che si possa incontrare oggi leggendo le poesie di
Linguaglossa, come avanzamento di scrittura creativa in circolazione, che sfata il pensiero
critico di Barardinelli quando decreta la morte della poesia. (Mario
M.Gabriele)
Un balcone. Una siepe con sopra i lillà
Un prato verde. Pettinato come un tavolo da biliardo.
Ghiaia. Bambini. Giocano a palla qua e là.
Panchine verniciate di fresco. Una giostra.
Un balcone. La siepe con sopra i lillà.
Margherita e il Maestro con il cappello a cilindro,
il frac lurido e scarpe di vernice. Il romanziere Bulgakov
ha fretta di finire il romanzo, si attarda in cucina
a bere un caffè.
La nursemaid fa oscillare la carrozzella.
Un Signore con il berretto a visiera degli hockey club.
Una testa mozzata rotola sulla ghiaia.
Un borghese con i pantaloni a righe legge il "Corriere della Sera"
sulla panchina rossa.
Alla destra, prima della cornice del quadro,
l' uomo, gilè a scacchi e maniche di camicia, osserva
il pittore che dipinge un quadro.
Il quadro osserva il pittore che dipinge il quadro.
Sul cavalletto, una tela. Il sole giallo ritratto nel quadro
illumina la stanza. Si alza dal cavalletto,
esce dalla finestra, e se ne va a zonzo per la città.
Un balcone. Una siepe con sopra i lillà.
Il sole si è annoiato di aspettare il pittore.
Il pittore si è dimenticato della tela e del sole
e corteggia la modella del quadro precedente.
Nudo in un interno. C'è la modella davanti al cavalletto.
Qui, all'esterno, ci sono io. O forse, sono là.
Il pittore se n'è andato, chissà dove, tra i lillà.
Una signora canta: «che sarà, sarà».
Un dio che deve ancora venire. Ma non verrà,
perché ha dimenticato di essere un dio,
e adesso ha indosso abiti borghesi, sta fermo
alla fermata del tram, alla Potsdamer Platz.
Mentre il sole dichiara che domattina verrà,
puntuale come al solito, prima del caffè, a bere caffè.
La sfera di vetro con ghepardo delle nevi e presepe.
Di nuovo, tutto si capovolge.
Cadono all'insù fiocchi di neve. Cadono all'ingiù.
Il prato verde, i bambini che giocano con la palla di caucciù
sotto il balcone con i lillà.
La nursemaid con la carrozzella. Un Signore, là
con i pantaloni a righe che legge su una sedia rossa
il "Corriere della sera".
Il signore con il berretto a visiera degli hockey club.
Bulgakov è irritato perché ha perso il tram.
E così via. Davvero. Tutto si capovolge.
Il prato verde. Il balcone con sopra i lillà.
(Inedito
di Giorgio Linguaglossa)