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giovedì 21 maggio 2020

Testo integrato nella raccolta inedita Remainders di prossima pubblicazione.




Un cocktail di Bull Shit inaugurò l’oroscopo cinese delle candele.
Ci minacciavano Star Wars e L’Uomo che fuma.

Così rimanemmo al tavolo con Sara e Dora Moore
pensando allo scacco matto.

Cara Ketty, sono 14 anni che non mi muovo più dal letto
e ho le allucinazioni durante il giorno, disse Arianna.

C’è un esercizio, una specie di Yoga,
che si attacca al passato  come il silicone.

A giudicare  le cose come sono andate,
basterebbe che la luna se ne stesse un po’ in disparte.

L’occasione è buona
per dire Vorsicht vor dem Winter.

Sembra che Padre Michell, non voglia liberarci dal male
perché legati  alla Passione, secondo Madame Bovary.

Sissy non si fa più sentire. E’ caduta nel disincanto
in una stanza di Prinsengracht 263.

Da inizio Gennaio fino alla quarantena
Ghebby ha seguito l’andamento dell’universo digitale.

Ne sa qualcosa Keurin dal suo paesino nella Brianza
che accomuna, mese dopo mese, remainders.

Nessuno sa come prendere un vagone,
ricordare  La relatività  con le 4 stagioni di Durell.

Kessy ha conseguito la laurea  in modalità telematica
chiudendo l’esercizio accademico 2015-2016.

Oggi compie gli anni. Le presenterò mammy,
in photoshop,  come quelle in bacheca a Bergen Belsen.

martedì 5 maggio 2020

REGISTRO DI BORDO di M.M.Gabriele – Intervento critico di Gino Rago



Giorgio Linguaglossa:
«La nostra petizione di una nuova ontologia è quindi la petizione per una nuova polis, per nuove leggi e per nuovi cittadini»
*
Mario Gabriele, Registro di bordo, Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2020, pp. 152, E.12
Prefazione di Giorgio Linguaglossa
*
Lettura di Gino Rago

Scendiamo in medias res leggendo insieme questo polittico in distici di Mario Gabiele tratto da Registro di bordo, Progetto Cultura, Roma, 2020:

9
Sei rimasta come le foglie del bonsai.
Mi scrivi: – salutami Stella e le amiche di Parma. –

Esco di rado. Qualche volta mi fermo al Cabaret.
Riapre il Nasdaq di Londra con le start-up a 10 Buy.

Non lontana dai borghi
c’è la discarica delle stagioni.

Ci riserviamo le prognosi future
e le segrete stanze dell’illusione.

Rispuntano gli ologrammi.
Stasera ci fermiamo con i turisti by night.

Leggo e ripongo After Strange Gods
dopo una giornata di meteo invernale.

Qui prepariamo i bouquet
per i compleanni della famiglia.

– Signora, sono arrivati i tulipani. Glieli mando a casa
così nessuno potrà dire: per chi suona la campana! –

C’è sempre un tempo per nascere
e un tempo per morire.

A digiuno ci fermammo nella certosa
ricordando Debora e Barak.

La nostra amica americana si è sposata con la tristezza
da quando ha letto Day by Day.
*
“[…]Non lontana dai borghi
c’è la discarica delle stagioni[…]”.

e, poco più giù, nello stesso polittico, il lettore, già tramortito dalla valanga di immagini-parole-metafore cinetiche che Mario Gabriele crea e intreccia, con la maestria e la sapienza dei vecchi cestari, si imbatte in un altro distico non meno spiazzante del primo

“[…] C’è sempre un tempo per nascere
e un tempo per morire […]”

Lo spaesamento dell’uomo d’occidente è totale: le stagioni è possibile rinvenirle nella discarica e tra il “nascere” e il “morire” del secondo distico manca ciò che si verifica o che dovrebbe verificarsi tra le due polarità estreme del nascere e del morire: vivere, semplicemente vivere.

C’è tutto, anche se mai viene nominato, ciò che non riesco a dire diversamente “il dolore” dell’uomo d’Occidente nella gabbia filiforme di una Europa ipermoderna cristallizzata in quello che Zygmunt Bauman ha saputo indicare come il-tempo-di-mezzo, tra un «non più» non ancora concluso e un «non ancòra» che stenta ad albeggiare; e il poeta d’avanguardia come Mario Gabriele avverte la lacerazione tra «cosa» e «parola», lacerazione ribadita da Giorgio Linguaglossa: « Tra la parola e la cosa si apre una distanza che il tempo si incarica di ampliare e approfondire…»,

e rimangono le interferenze, le ibridizzazioni, le immagini metaforiche, gli sparpagliamenti, le dissipazioni: una entropia di linguaggi in un moto entropico perpetuo…

Per questo forse

“[…]Marisa riordinò gli arredi
lasciando al gatto Musumeci i residui di Gourmet[…]”

mentre in altra parte dello spirito d’Occidente, benché ad altre latitudini e ad altre longitudini,

“La nostra amica americana si è sposata con la tristezza
da quando ha letto Day by Day.”

Il congedo qui si è fatto definitivo dai direi tòpoi di tantissima nostra poesia, le discariche, i residui di Gourmet, il matrimonio con la tristezza della sposa americana, le foglie del bonsai prendono il posto definitivamente in un luogo poetico «altro», un luogo distante da quello delle linee-luoghi comuni fiore-sole-cuore-luna-amore…

Qui lo spaesamento dell’uomo d’Occidente convoca altri approdi, in questo Registro di bordo l’estraneazione richiede altre poetiche, un’altra estetica, una altra morale, un’altra etica, qui siamo alla «poetica della indignazione morale», alla «estetica della disperazione».

Ogni lettore «vede» in un componimento poetico ciò che egli per cultura, per vastità di letture, per frequentazioni dell’altrui poesia è in grado di vedere, basti pensare al Suonatore Jones di Edgar Lee Masters, ri-adattato alle sue esigenze musicali da De André: in quel «vortice di polvere» nel quale tutti vedevano i segni della siccità, lui soltanto, il suonatore nella/della libertà vedeva in quello stesso vortice di polvere, in quel forse mulinello di stracci, «la gonna di Jenny» in un ballo di tanti anni fa…

Ciò per suggellare, fra le tante già a più riprese messe lucidamente in evidenza da Giorgio Linguaglossa nella sua ermeneutica, una cifra che poi è un punto di forza della lunga storia poetica di Mario Gabriele:
la libertà di interpretazione dei suoi testi poetici che il poeta riconosce e lascia ai suoi lettori i quali così giocano, quasi sono invitati o chiamati a giocare lungo la direttrice autore-poesia-lettore, un ruolo non meno «creativo» di quello dello stesso autore.

E’ poesia che da Ritratto di Signora (2014) a Registro di bordo(2020), passando per L’erba di Stonehenge (2016) e In viaggio con Godot (2017), vuole un tête à tête con l’uomo cui Mario Gabriele si rivolge, una poesia che con l’uomo del nostro tempo desidera stabilire rapporti diretti, senza intermediari di nessun genere nei tre modi a noi noti della cognizione, modo analitico, modo intuitivo, modo epifanico-rivelatore, tutti e tre compresenti nella poesia di Mario Gabriele, in accordo pieno con la idea di “libro” di Brodskij: «[…]Nella storia della nostra specie, nella storia dell’ homo sapiens, il libro è un fenomeno antropologico analogo in sostanza alla invenzione della ruota».

La poesia di Mario Gabriele vuole il tête à tête poeta-uomo, rivendica il dialogo diretto autore-lettore, si muove all’interno di quella petizione linguaglossiana «per una nuova polis, per nuove leggi, per nuovi cittadini».

Su questo Giorgio Linguaglossa scrive: «La nostra proposta di una nuova ontologia implica la petizione di una nuova idea del tempo, dello spazio, della vita psichica, della vita erotica, dell’esistenza e della storia, implica la petizione di una nuova esperienza del vivere e dell’agire, qui e ora, nel tempo. Questa petizione di un ripensamento categorico dei pilastri dell’ontologia, della filosofia, dell’etica e della politica occidentali, implica e richiede un rivolgimento di tutti i nostri sensi, del nostro modo di vita […]. Una nuova ontologia poetica richiede fortemente una nuova forma di vita […]. Liberare la poesia è il primo passo per liberare e rinnovare la nostra forma-di-vita. La nostra petizione di una nuova ontologia è quindi la petizione per una nuova polis, per nuove leggi e per nuovi cittadini».

Perché?

Perché la scrittura in versi per il poeta è un possente acceleratore di coscienza, di pensiero, di comprensione dell’universo, per ricordare ancora Brodskij, e se vale per il poeta, per Mario Gabriele la scrittura in versi come catalizzatore di pensiero, coscienza e comprensione deve valere anche per il lettore, nella casa comune della poesia.
*

(gino rago)

giovedì 9 aprile 2020

INEDITO DI MARIO M. GABRIELE



Le parole che furono pensate e mai dette
ti bucano la mente ogni volta che si fa sera.

Quello di cui si avvolse Hart Crane
era un lenzuolo d’acqua come quello di Celan.

Mon Dieu, stiamo morendo! Non affacciarti al balcone!
Scrivi a Romina come se fosse l’ultima volta.

Acqua fredda, acqua calda. Se veramente vuoi pulirti
non hai altri rubinetti se non quelli di Ideal Standard.

Non respiro. Ho la tosse.Hai chiuso bene la porta?
Ricordami di chiarire tutto con il Redentore.

Uno si è buttato dal quarto piano
seguendo il manuale dei suicidi.

Sotto la cintola aveva una mappa
per il paradiso degli impala.

Qualcuno il Venerdi Santo
ha lasciato i sandali di Cristo.

Appena fuori Alcatraz
partiremo per l’isola di Crusoe.

-L’unica  risposta  alla tomba di un bimbo

è stendersi lì accanto e giocare al morto-(Saint Geraud).

venerdì 20 marzo 2020

Da L'Erba di Stonehenge, 2016



Alla fine il ragazzo rivelò l’architrave del mondo,
le meraviglie di Bertram von Minden,
con slang romagnolo disse dove si trovavano le foglie morte,
le Fetes Galantes di Verlaine,
a Bruxelles  presso il Caffè Jeune Renard,
piccoli affreschi ricordavano Renoir,
era gennaio di gelo e neve,
la bruna orchestrale davanti ai preludi di Massenet,
ancora per poco restiamo negli slums,
credimi quando ti dico che pensavo a te stamane
le preghiere all’ultimo minuto,
non sono bastate a fermare  i fiumi, e i tornadi sulle città,
buttata la bisaccia, pulsa il sangue nelle vene,
se tu pensi che tornino  i passeri a beccarci un nuovo giorno,
le feste di quartiere, la movida; ieri sera ho dormito sul tuo sonno,
e ci sarà una sola fine, un solo principio,
antica strada la memoria, le cerbottane  per ferire;
ondeggiano i mesi, gli anni, sotto quest’arco e questa croce
bruciano i ritorni e ho conosciuto le litanie nei pub,
le carrozze ferme in strada,uno sotto l’arco del Trionfo,
senza donne e mascarpè, esile come un giunco,
non più di un ramo di quercia antica,
Diranno poi come  gli son diventate  sottili le gambe e le braccia!
la sera chiude la giornata col viso di un uomo in transumanza,
le pellegrine nel bosco a cercare i funghi prataioli;
giochiamo la sorte alla roulette,
fuori il silenzio attraversa il vicolo, il respiro a metà giro,
c’èra un salvagente per andare oltre il fiume,
ma chi ci credeva? l’inverno lasciò  troppe crepe sopra i muri,
Kelin maledisse il freddo, si fece in quattro per fermare il tempo,
rimandando ogni cosa dopo il Serenase;
in una stanza suonavano come a Woodstock,
non passavano giorni senza chiedere dove fossero Marisa e Abele
lontana  era l’isola del tesoro, perché accadde,
perché c’era  l’ombra alla porta,come a Montpellier
quando suonava Madame Drupet a strapparci le unghie,
a morderci la carne?




mercoledì 15 gennaio 2020

INEDITO DI MARIO M. GABRIELE





Inverno ibrido con le coperte sopra i sogni.
Non so nulla dove andiamo, chi incontriamo.

Spente le luci e la valvola  termostatica
rimane il ticchettio dell’orologio a pendolo.

Scende lo spleen
senza avvertire la pioggia  che batte nel giardino.
.
Cerchi cose che nessuno conosce
e vivono di traverso nei pensieri.

Come due apripista scendiamo a valle
dove  sostano i vivi e i morti.

Qualcuno esce dal gruppo,
 ci racconta la sua storia.

E’ una questione di tempo.
Quando lascerai l’Hotel ricordati di salutare le stelle.

In attesa del taxi, Mike si lustra le scarpe
per uscire con Tecla nei giardini zoologici.

Non esiste più la Carbonafta.
E’ dal 65 che manco da Milano.

Poesia  e letteratura sono un binomio assordante:
una eccezione estetica.

Nella rastrelliera hai messo di tutto
tranne la camicetta a pois.

Il video di Orlowski aveva raggiunto il punto luce
mentre cercavo la Galleria Zelia Nuttal.

Nel raggio di un chilometro
vive ancora  la signora dei platani  e dei tulipani.


martedì 17 dicembre 2019

DUE INEDITI DI MARIO M. GABRIELE con tanti auguri ai lettori


1

L’occhio segue le stanze nella casa.
Denise guarda le pareti senza quadri.

Non  trova l’indicibile.
Le indico il sublime.

Lo sguardo si fa taglio lunare
sul polittico del Beato Angelico.

Al Circolo Weidmann
non c’erano quadri della Biennale
ma fantasie irreali.

Una vita da Waste Land.
Milly si mise al centro della sala
dicendo:-balla con me-.

Di sicuro passeremo il tempo
nella Villa di Grazia Orsini
agitando le clessidre,
passando da una scacchiera all’altra.

Nella tenuta di campagna
Hillary aprì un Hot Dream
con camere di riposo freezer
per i viaggiatori dell’aldilà.

Si lamenta la sera
per qualche lampada in meno.

Ci vorrà del tempo
prima di ricostruire la città dell’anima.

-Per la spesa di Natale, Sig.Gab.-disse Giuditta,
-le lascio la nota d’acquisto:
Glen Grant The Major’s,
e il libro di David Grossman -La vita gioca con me-

Ma ci sono anche le bacche di Acai
da comprare per il chiwawa,
come ha ricordato la Signora Milton.

Giselle mette avvisi di vendita all’asta.
Non ha più nulla nell’armadio,
neanche il testamento.

Pensa solo a rifilare gomitoli di ricordi.
Toglie le chiavi sotto lo zerbino.
Teme i pipistrelli e gli ET di Alien.

Tutto lo spazio si è corrugato.
Non avremo altro kayak
se non questa nuvola di passaggio.
...
2

A Portogruaro finimmo di leggere l’Erbolario
aspettando Zukosckji più che la luna sulla terrazza.

Lungo l’autostrada i bar erano chiusi.
Ce n’era uno solo con l’etichetta home service.

Sul London Sunday Times
si poteva trovare qualcosa da RicordiMediaStores.

Lo chef ci offrì vino
di riserva speciale 1889-2010.

La NBS riesce a creare le C-for yourself.
Se ne vedono in giro  solo pochi prototipi.

Il Teatro ha fatto en plein.
Mancava solo La dolce ala della giovinezza.

Quando alzammo i bicchieri l’anno era già sparito
assieme ai poeti di Tel Quel e a Pussy Pussy Wonder.

domenica 3 novembre 2019

INEDITO DI MARIO M. GABRIELE


La nebbia aprì squarci.
Il dubbio era se il mese più corto dell’anno
avesse altre vendette.

Una solitaria tristezza prese la strada più lunga,
senza pigolii d’uccelli allo sbaraglio.

Fu un’antologia di chimismi lirici a portarci in ecstasy.
In nessun porto approdò l’hovercraft.

Ci fu al Berlitz World un memorial day
con uno spartito di Liszt dell’Accademia di Santa Cecilia.

Ogni argine è un approdo di pensieri.
Il jet lag finì con la melatonina.

Un barcaiolo aprì un varco
alle colombe in lutto.

A volte ci si incontra con i vecchi amici.
Qualcuno prepara piani di lettura.

-Per favore, sediamoci
ad ascoltare il Prefatore di questa sera!.-

-Cari signori.
vi parlo di un prologo e di un frammento,
senza leggere i capitoli su Diana Ross.-

Potrebbe essere, il doberman, questa volta,
a trovare il Santo Graal.

Ma non è stato Pietro da Sant’Albano
a citare:’Historia fratris Dulcini Heresiarche”?

Wall Street mi attrae più di New York
e della tomba di Marilyn.

Che ne dici di rifare le scorsaline
per la prossima estate?

Le orchidee sono sempre tristi
come le musiche di Regondi e Pujol.

Abbiamo dovuto  bere il latte
per tornare all’infanzia.

Oggi le Gamma GT- (S/U)
sono andate al di là di ogni Off Limits.

L’uragano ha lasciato le strade deserte
e i marciapiedi divelti.

Dalla finestra all’ultimo piano fino all’Euro Spin
c’è una distanza dove Jenny naviga a vista.




domenica 29 settembre 2019

INEDITO DI MARIO M. GABRIELE

 
                   


Fuori il buio. La luce che torna. Che abbaglia.
Qualcosa rimane. Sabbia nella sabbia.

Ricordi su display.
Trauma per un vestito in disuso.              .

Fuori e ovunque il buio. La luce che torna.
Oh Shery, ricordi Parigi?

Et c’est la Nuit, Madame, la Nuit!
Je le jure, sans ironie!       :

Una tavolozza  con l’arcobaleno.
La piastra sul fuoco. Go, go!

Fast Food e Hamburger
ai tavolini della Conad.

Aria grigia, pesante. Smoke in the eyes.
Ma  dove è finito Chagall?                                               *

Un passo all’indietro. Reperti fossili.
Fonemi e poliscritture.

Sogno di una notte di mezza estate
con Sara Kestelman e David Waller.    

Le calze di Nancy sul sofà.
La vita: una garrota!

Piccole voci a chiusura del coro.
Uno zufolo nel bosco.

Ketty Borromeo  con gli occhi di lince.
Gli anni nel libro del vento.          

Scatti di Nikon ad Auschwitz
e sulle scarpe di Ninì il Rosso.

Stilmann che dice?  
Aspetta il Washington Post.

Candelabri su Hebron,
come i ceri di una volta a Detroit.


Shalom!

lunedì 20 maggio 2019


Traggo dal Blog: Il Sasso nello stagno, di Angela Greco, che ringrazio moltissimo per la sua gentilezza, una mia poesia dal titolo: “La casa risaliva agli anni 40”, per agganciarmi alla tematica di Giorgio Linguaglossa: “Fondare una oggettoalgia della memoria e dell’Oblio?”, su “L’ombra delle parole” del 28 maggio 2019,, ma soprattutto per ricordare Mariella Colonna e il suo commento attinente il testo poetico.


La casa risaliva agli anni 40

La casa risaliva agli anni 40.
Rividi le mura,
le piastrelle divelte,
il rosso-cupo della camera di Fred.
-Qui non c’è più nessuno-, disse un passante.
Su un gradino ricomposi nomi e volti.
Misurai il tempo finito e non finito,
andando per attimi e quanti.
.
Non bastò ricucire il tempo perduto,
l’odore di prugne nel bosco.
Passavano i camion
come fossero Pony Express.
Gli inverni coprivano di neve porte e finestre.
La famiglia Ruggieri aveva un negozio
di tessuti Prada in città,
e tante matrioske negli scaffali.
.
Zia Evelina ci salutò con affetto
prima di lasciare ogni cosa.
Così decidemmo di non dire nulla
alle foglie d’autunno.
Ha ottantanni e anche più la tartaruga
come l’età della Signora Gilford
che ogni tanto legge The Back Country di Snyder.
.
La storia finì in un battito d’ala.
Non so se fosse flash psichedelico,
o un viaggio à rebours tra passato e presente:
riverberi di specchi nel cupo fumè del giorno.
.
Mario M.Gabriele, da “In viaggio con Godot”
-------------
Commento di Mariella Colonna

Quella casa degli anni quaranta non riesco a togliermela dalla mente: anzi è lei ad accogliermi, come mi accade ogni tanto per “La stanza di Van Gogh”: quando qualche nuvola scura passa nei cieli del mio quotidiano “esserci”…corro in quella stanza, è un rifugio dove restare in silenzio e riprendere quota. Ma questa casa degli anni 40, ormai disabitata, è ancora più presente per l’assenza delle immagini: la vedo con l’anima insieme al poeta che la evoca. 

La voce del passante che dice: “qui non c’è più nessuno” mi risuona dentro, mi chiama a riflettere sul tempo che si aggira dentro di me consumando i miei giorni, ma non c’è tristezza perché lungo uno di quei gradini dove sosta il poeta anche io ricompongo nomi e volti, anche io riporto in vita persone e momenti diventati invisibili e, perciò entrati più profondamente nel mio essere come icone di Vita vissuta. 

Il tempo finito è adesso intimamente unito al non finito, non c’è il vuoto che divora, l’angoscia del nulla si addolcisce con il velo della poesia, con il suo scorrere verso un misterioso “dove”: gli anni quaranta rivivono nell’odore di prugne, al posto della casa ora c’è il bosco e poi le strade percorse dai rumorosi camion, infine la neve che copre anche le immagini assenti, unificando il paesaggio nel freddo candore dell’inverno più che mai attuale. Da questo bianco uniforme prende vita il negozio di tessuti Prada della famiglia Ruggieri, con i vivi colori delle stoffe e delle matriosche sugli scaffali.

Il passaggio dalla vita alla morte, nel cuore di una Vita recuperata ai volti e alle cose,avviene leggero come un venticello di primavera che muove quelle foglie, ignare della morte, che sembrano prendere vita da un quadro di Cezanne o di Monet, a seconda delle preferenze e del gusto di chi legge, ma sempre con accenni e sfumatura di luce sul verde. 

La tartaruga invece è ignara della vita, non sa di avere ottant’anni come la Signora Gilford e che vivrà ancora a lungo, forse più di lei. C’è proprio tutto nelle parole di Mario Gabriele e nei loro ritmi sereni che accettano la vita passata e scivolata via per sempre nel suo presente porsi al di là e, contemporaneamente, nell’intimità del tempo guizzante come un flash psichedelico: passato e presente, due specchi che si riflettono all’infinito e spariscono nel clima senza tempo della poesia.

domenica 28 aprile 2019

LE PASSAGE DE COMMERCE




Le passage de commerce Saint Andre’1952-1953 di Balthus. Olio su tela. 294 x 330. 
Collezione privata.
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Si sieda mister Wood.
E’ un piacere parlare con lei.

Le proponiamo le nostre vite
sebbene qualcosa sia rimasta  in noi.

Al Bar Listerin si discuteva di ragazze
bevendo Coca Cola.

Anni di Woodstock 
e della rivolta di Berkeley!

Certi libri come Le parole e le cose di Foucault
erano diventati una biblioteca all’aperto.

Su tutto, rimaneva  il grido di Ginsberg
 con  FREEDOM!

Le vite si divisero
rapportate su Le Monde.

Quale crinale ci aspetta ora,
se anche l’autunno mette a soqquadro mari e terre?

(...)

Appena torna la  luce
riprendiamo il discorso.

Nella cameretta ci sono tappeti e armadi,
vecchi cuscini e arredi.

Dovresti parlare con Adelma
di non buttare più oggetti e cose.

Domani torna la Sinfonia
passando per La Walkiria.

Guardavo le suppellettili,
lo specchio senza inganni di rifrazione.

Chi ha messo fuori uso Wirrwarr
è tornato sul vecchio trampolino.

-Ecco un tavolo per voi-, disse il barman
mettendo in vista il carnet.

“Spazi senza fine terra cielo confusi
tutto immobile non un alito!”chiese Beckett alla troupe.

Ogni giorno Padre Walt si porta una Croce addosso
per non vederla attaccata al muro.

Cosa avrà voluto dire il Signor Eliot
con Sweeney agonista?

Il gilet è pronto.
A destra della tasca c’è la betulla, a sinistra il tulipano.

Nessun mito longevo in famiglia.Daddy si accontentò
dei suoi 69 anni  in una stanzetta dell’Hospital Day.

 (…)

Su  Le passage De Commerce Saint André
ci sono limiti chiusi.

Una bambina gioca con i pupazzi.
Seduto sul marciapiede un uomo osserva.

Pochi frammenti umani
si armonizzano in malinconiche solitudini.

Una sola insegna commerciale
e un cane al centro del vicolo.

Non più di 5 donne nel piazzale
e un giovane con una baguette in mano.

Vicolo cieco, senza uscita.Una finestra aperta.
Palazzi che si guardano in faccia e non dicono nulla.

Una scala. Ma dove porta?
A fianco ad una finestra, c’è una chiave.

Mondo chiuso, senza orizzonti.
Nessuna luce verso l’alba.

A La Court de Rohan,tra il boulevard Saint- Germain
e la Rue Saint Andrè des Arts, si era formato l’occhio di Balthus.

-Sarà sempre così- disse Pierre Klossowski:
-una rievocazione della vita rassegnata a se stessa-.


mercoledì 20 marzo 2019

LE EQUIVALENZE ESTETICHE


L’idea di assemblare i testi poetici di Registro di bordo  in forma di prosa, nasce dal desiderio di verificarne l’interscambiabilità dei due generi letterari, senza creare distanze estetiche da far abbandonare questo progetto. trattandosi di una classica decostruzione e costruzione, della forma che salva gli oggetti, le cose, le propagazioni della realtà, le immagini, il tempo interno ed esterno, le coagulazioni della memoria, le intromissioni psicoestetiche ed esistenziali, le citazioni, e quant’altro derivanti dalla poesia, restano inalterati nel trasferimento verso la prosa.
Il lettore avrà tempo e modo di fare una verifica, senza andare incontro a passaggi disorganici. In altre parole, è il risultato della simultaneità nello scambio formale come rapporto intercomunicante tra poesia e prosa. Ci si accorgerà allora che il passaggio, diventa raccordo naturale di tipo organico e plurimo, fornendo un momento di reciproca equivalenza estetica.
Come esempi esplicativi si riportano alcuni testi poetici integrali, così come concepiti in Registro di Bordo, in modo da tenere in evidernza i due modelli sottoposti a variazione strutturale.

Un verso che sia anche prosa, è il sogno
di tutti i poeti moderni da Browning in poi.
Eugenio Montale

1

Il tempo riannodò i fili della memoria.
Uscimmo per andare ai magazzini Spandau.
Negli scaffali trovammo mostrine delle Schutzstaffel
e l’ultima edizione del Die Tageszeitung.
Un giovane livoriano lasciò i Tamburi nella notte.
Non fu facile tornare a casa.
Il triciclo portava fiori a Shiva
per una grazia a Geltrude Bisleri.
Oh mammy, ora puoi salire sul Machu Picchu
e parlare con le colombe.
La ragazza sul treno adescava il Quinto Evangelio.
Al Savoia tornarono i ballerini di Grease.
Si sta in attesa di Hamm e Clov.
Beltrand si agita. Chiama un rom.
Gli dice di tenere tranquilla la notte.
Un puma fuggì dalla gabbia.
-Questa volta non lo prenderemo. Ci sono alberi e querce,
lupi e trappole nel bosco-,dissero i guardiani.
La linea della vita
è rimasta nella mano come una cicatrice.
Cara Dolin, ricordarti  è stato sfogliare un album
con il rottweiler a guardia dei tuoi piercing.

2

Centrum Palace: Hotel notturno
ci si arrivava in ogni ora del giorno e della notte.
Denise cercava la malinconia di Molière
tra le letterature straniere nella hall.
A Giulia dicemmo di stare alla larga dalle Epifanie
e dai giorni di Palmira.
Nel bonheur du your rimasero  i fogli A 4-80
e un pamphlet mai finito.
Ludmilla ama  le carezze.
Questa è una città che non ha cuore.
- Cara Evelyn, sono John,ti scrivo per dirti
che sto preparando un albero genealogico.
So  che i miei nonni emigrarono  negli Stati Uniti
fermandosi chi a Waterbury  e chi a Boston.
Se puoi aiutarmi  a trovare altri indirizzi
scrivimi al 98 Copper Lantern Drive- U.S.A-.
Passarono  i trasmigranti dell’aldilà
riconoscendo la via, il numero civico, gli abbaini.
Da tempo sono fuori onda
oltre i tuberi,oltre  i vasi di terracotta.
Al Berliner Ensemble tornò Brecht
con musica di Klaus Maria Brandauer.
Una pesante leggerezza si adagiò sul divano
con la psicostasia riportata da Forbes.

3

Convegno alle 20 di sera in Alba Chiara
con i primi workshops.
Weber parlò a lungo degli organismi astratti
e delle idiosincrasie puntando su una nuova Metafisica.
C’erano appunti di Extensions del mese di maggio.
Uno si fece avanti leggendo My Story.
Kriss portò le foto del Muro di Berlino
facendo il meglio di Bresson.
C’è chi ricordò i due Peiniger del III Reich
a caccia del soldato Charlie.
Ha smesso di piovere. Usciamo all’aperto.
Non ci sono le condizioni di attendere l’azzurro.
Prendiamo  lo snowboard
per arrivare a Piazza dei Miracoli.
Attacco di venti gelidi dai Balcani
mentre gustiamo infusi di zenzero e curcuma.
L’aeroporto era chiuso.
Ricevo la tua foto con la casa e il barbeque.
Bussano alla porta. -Conrad, vedi chi è?-.
-Sono Giuditta, Signore! la governante dei Conti Mineo.
-Si ricorda di me?
Prendevo con ritardo il treno Berlino-Milano.
Erano  anni imprevedibili.
Non sembrano che le cose siano cambiate da allora.
Preferisco  lo stile gabardine,
fino a quando ne ha voglia Nostro Signore di Acapulco-.

4

Erika colleziona black days.
Non manda lettere agli amici.
Conserva le parole del signor Wilson
come fossero marenghi d’oro.
-Va bene anche così-disse Charlotte,
conoscendo le incrinature di Erika.
In questo luogo e in questa casa
siamo rimasti abbastanza.
Clelia si era seduta sul sofà
per seguire l’occhiolino della luna.
Vedrai che anche quest’anno verranno i Re Magi
senza lasciare  nulla nelle favelas.
Siamo  qui a percorrere  le strade di ieri.
C’è chi gioca con l’Oblio.
Tu non balli, non prendi un Dufour, non pensi
al clima di Santo Domingo  e di Rio Chavòn.
L’uomo sulla panchina
scambiò la cicuta per un Black Magyk.
Non è che mi dispiaccia molto, ma anche i Fustemberg
non hanno gradito L’opera da tre soldi musicata da Kurt Weil.
Papà Modian ha rinunciato ai corsi della terza età
per un habitat ad Arquà Petrarca.
Mitos riconsidera  tutto d’accapo:
la luce, il buio, “la vita liquida” di Bauman.
Un bulldozer rimosse le ossa verniciate di bianco.
Ci fu chi cercò il killer ad Alexanderplatz.
La sera ha un gran da fare
nel chiudere le finestre nel cielo.
-Signorina Klipster si accomodi qui,sono Sigmund,
lei sa quanti morti si porta dietro Godot?-.

5

Sei rimasta come le foglie del bonsai.
Mi scrivi:-salutami Stella e le amiche di Parma-.
Esco di rado, qualche volta mi fermo al Cabaret.
Riapre il Nasdaq di Londra con le start.up a 10 Buy.
Non lontana dai borghi
c’è la discarica delle stagioni.
Ci riserviamo le prognosi future
e le segrete stanze dell’illusione.
Rispuntano gli ologrammi.
Stasera ci fermiamo  con i turisti by night.
Leggo  e ripongo After Strange Gods
dopo una giornata di meteo invernale.
Qui prepariamo i bouquet
per i compleanni della famiglia.
-Signora,sono arrivati i tulipani. Glieli mando a casa
così nessuno potrà dire: per chi suona la campana!-
C’è sempre un tempo per nascere
e un tempo per morire.
A digiuno ci fermammo nella certosa
ricordando Debora e Barak.
A volte penso ai Boys del Bronx
senza mitragliette e con l’erba tra le mani.
La nostra amica americana si è sposata con la tristezza
da quando ha letto Day by Day.


LE EQUIVALENZE ESTETICHE

1

Il tempo riannodò i fili della memoria.Uscimmo per andare ai magazzini Spandau. Negli scaffali trovammo mostrine delle Schutzstaffele e l’ultima edizione del Die Tageszeitung. Un giovane livoriano lasciò i Tamburi nella notte. Non fu facile tornare a casa. Il triciclo portava fiori a Shiva per una grazia a Geltrude Bisleri. Oh mammy, ora puoi salire sul Machu Picchu e parlare con le colombe. La ragazza sul treno adescava il Quinto Evangelio.Al Savoia tornarono i ballerini di Grease. Si sta in attesa di Hamm e Clov. Beltrand si agita. Chiama un rom. Gli dice di tenere tranquilla la notte. Un puma fuggì dalla gabbia.-Questa volta non lo prenderemo. Ci sono alberi e querce, lupi e trappole nel bosco-,dissero i guardiani. La linea della vita è rimasta nella mano come una cicatrice. Cara Dolin, ricordarti  è stato sfogliare un album con il rottweiler a guardia dei tuoi piercing.

2

Centrum Palace: Hotel notturno ci si arrivava in ogni ora del giorno e della notte. Denise cercava la malinconia di Molière tra le letterature straniere nella hall. A Giulia dicemmo di stare alla larga dalle Epifanie e dai giorni di Palmira. Nel bonheur du your rimasero i fogli A4-80 e un pamphlet mai finito. Ludmilla ama  le carezze. Questa è una città che non ha cuore.-Cara Evelyn, sono John, ti scrivo per dirti che sto preparando un albero genealogico. So che i miei nonni emigrarono negli Stati Uniti, fermandosi chi a Waterbury  e chi  a Boston. Se puoi aiutarmi  a trovare altri  nomi e indirizzi scrivimi al 98 Copper Lantern Drive- U.S.A-.Passarono i trasmigranti dell’aldilà riconoscendo la via, il numero civico, gli abbaini. Da tempo sono fuori onda oltre i tuberi, oltre i vasi di terracotta. Al Berliner Ensemble tornò Brecht con musica di Klaus Maria Brandauer. Una pesante leggerezza si adagiò sul divano con la psicostasia riportata da Forbes.

3

Convegno alle 20 di sera in Alba Chiara con i primi workshops. Weber parlò a lungo degli organismi astratti e delle idiosincrasie puntando su una nuova Metafisica. C’erano appunti di Extensions del mese di maggio. Uno si fece avanti leggendo My Story. Kriss portò le foto del Muro di Berlino facendo il meglio di Bresson. C’è chi ricordò i due Peiniger del III Reich a caccia del soldato Charlie. Ha smesso di piovere. Usciamo all’aperto. Non ci sono le condizioni di attendere l’azzurro. Prendiamo lo snowboard per arrivare a Piazza dei Miracoli. Attacco di venti gelidi dai Balcani mentre gustiamo infusi di zenzero e curcuma. L’aeroporto era chiuso.Ricevo la tua foto con la casa e il barbeque. Bussano alla porta. -Conrad, vedi chi è?- Sono Giuditta, Signore, la governante dei Conti Mineo. Si ricorda di me? Prendevo il treno Berlino.Milano-. Erano anni imprevedibili. Non sembrano che le cose siano cambiate da allora.-Preferisco lo stile gabardine,-disse ancora Giuditta,-fino a quando ne ha voglia Nostro Signore di Acapulco-.

4

Erika colleziona black days. Non manda lettere agli amici. Conserva le parole del signor Wilson come fossero marenghi d’oro.-Va bene anche così-disse Charlotte,conoscendo le incrinature di Erika. In questo luogo e in questa casa siamo rimasti abbastanza. Clelia si era seduta sul sofà per seguire l’occhiolino della luna. Vedrai che anche quest’anno verranno i Re Magi senza lasciare  nulla nelle favelas. Siamo  qui a percorrere  le strade di ieri. C’è chi gioca con l’Oblio.Tu non balli, non prendi un Dufour, non pensi al clima di Santo Domingo  e di Rio Chavòn. L’uomo seduto sulla panchina scambiò la cicuta per un Black Magyk. Non è che mi dispiaccia molto, ma anche i Fustemberg non hanno gradito L’opera da tre soldi musicata da Kurt Weil. Papà Modian ha rinunciato ai corsi della terza età per un habitat ad Arquà Petrarca. Mitos riconsidera tutto d’accapo: la luce, il buio, “la vita liquida” di Bauman. Un bulldozer rimosse le ossa verniciate di bianco. Ci fu chi cercò il killer ad Alexanderplatz. La sera ha un gran da fare nel chiudere le finestre nel cielo.-Signorina Klipster si accomodi  qui, sono Sigmund, lei sa quanti morti si porta dietro Godot?

5

Sei rimasta come le foglie del bonsai. Mi scrivi:-salutami Stella e le amiche di Parma-. Esco di rado, qualche volta mi fermo al Cabaret. Riapre il Nasdaq di Londra con le start.up a 10 Buy. Non lontana dai borghi c’è la discarica delle stagioni. Ci riserviamo le prognosi future e le segrete stanze dell’illusione.Rispuntano gli ologrammi. Stasera ci fermiamo  con i turisti by night. Leggo  e ripongo After Strange Gods dopo una giornata di meteo invernale. Qui prepariamo i bouquet per i compleanni della famiglia. -Signora,sono arrivati i tulipani. Glieli mando a casa così nessuno potrà dire: per chi suona la campana!- C’è sempre un tempo per nasceree un tempo per morire. A digiuno ci fermammo nella certosa ricordando Debora e Barak. A volte penso ai Boys del Bronx senza mitragliette e con l’erba tra le mani. La nostra amica americana si è sposata con la tristezza da quando ha letto Day by Day.