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lunedì 26 aprile 2010

POESIA ARGENTINA
JULIO CORTAZAR
(1914-1984)


Dopo le feste


E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com'era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull'orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.


Il bravo bambino

Non saprò slacciarmi le scarpe e lasciare che la città mi morda i piedi,
non mi ubriacherò sotto i ponti, non commetterò errori di stile.
Accetto questo destino di camicie stirate,
arrivo puntuale al cinema, cedo il posto alle signore.
Il prolungato scompiglio dei sensi non fa per me, opto
per il dentifricio e gli asciugamani. Mi vaccino.
Ma tu guarda che povero amante, incapace di entrare in una fontana
per portarti un pesciolino rosso
tra la rabbia di gendarmi e bambinaie.


Julio Cortàzar
Pubblicato da Tic (talk is cheap)
Tradotto da Danilo Manera

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