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domenica 11 aprile 2010

POESIA TEDESCA
INGE MULLER
(1925-1966)


Quando ci incontrammo
In una strada laterale delle nostre vie
Sentivi paura della vita
Sentivo paura della morte
Che era vicina e vedemmo il cielo rosso
Avvolgerci soffice come una coperta di lana
E ci riscaldammo per un attimo

L’attimo
durò sette estati. Quando levammo gli occhi
Il tempo era già trascorso.


Inge Müller
Poesie per una lettera di addio
a cura di Gio Batta Bucciol
Crocetti Editore 2010
POESIA ISRAELIANA
NATHAN ZACH
(1930)

Il miele delle cinque

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele
delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce,
e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda
e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera
con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto
indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche
questo
è già stato scritto e cancellato, come
scrisse Keats.

Nathan Zach
Traduzione di Ariel Rathaus
Sento cadere qualcosa.
Poesie scelte 1960-2008a cura di Ariel Rathaus
Giulio Einaudi Editore 2009

venerdì 9 aprile 2010

POESIA POLACCA
ADAM ZAGAJEWSKI
(1946)


Misticismo per principianti


Il giorno era mite, la luce amichevole.
Il tedesco sulla terrazza del caffè
teneva un libricino sulle ginocchia.
Sono riuscito a vedere il titolo:
Misticismo per principianti.
Subito ho capito che le rondini
pattuglie sulle strade di Montepulciano
con i loro versi striduli
e le conversazioni pacate dei viaggiatori
timidi
dell’Est, la cosiddetta Europa centrale,
e gli aironi bianchi fermi – ieri? Il giorno
prima?
– come suore in campi di riso,
e il crepuscolo, lento e metodico,
che offusca i contorni delle case
medievali,
gli olivi sulle basse colline,
lasciate al vento e agli incendi,
e la testa della Principessa sconosciuta
che ho ammirato al Louvre
e le vetrate delle chiese come ali
di farfalla
spruzzate di polline,
e il piccolo usignolo che si esercita
nella sua recita vicino all’autostrada,
e ogni viaggio, ogni tipo di viaggio,
sono solo misticismo per principianti,
il corso introduttivo, propedeutico
per un esame che è stato
rinviato.

Adam Zagajewski


Traduzione di Paola Malavasi
Poesia n. 183 Maggio 2004Adam Zagajewski /

Il cosmo e la storiaa cura di Paola Malavasi
Crocetti Editore 2004

mercoledì 24 marzo 2010

POESIA ITALIANA
ALBERTO MARIO MORICONI
(1920-2010)

La mosca di Lindbergh

Si sa e si saprà sempre di Charles Lindbergh pilota
della prima trasvolata senza scalo dell’Atlantico:
quello che pochissimi sanno è che egli ebbe
a bordo del fragile monoposto — lo Spirit of St.
Louis — un’importante passeggera: dico una mo-
sca.

La prima clandestina che trasvolò
New York-Paris, quella cosina,
il comandante se la scoprì, diciotto e quindici,
un bambinone
biondo, una brunettina,
che dal quadrante (mossa da fame?)
dell’altimetro, tutta un tremito
e minutina come è
un dittero,
lo affrontava! (mossa da fame?). Avesse
gridato, lui, e saltava… Gran Dio! Sotto,
le immense lingue e schiume d’azzannìo….
(lei tutto ignorava d’oceani, terrona del Kansas:
la forosetta, del Kansas).
Ma il bambinone
abbozzò,
la ignorò, trasse due sorsi dal termos.
La clandestina s’occultò.
“ E stia..”
il primo “ New York —Paris”
cartone e spago
-come una vecchia valigia —
e spirito di Saint Louis

“ Stia stia, Miss. Due alucce non guastano
in più, di riserva al mono-
plano, al mono-
posto, al mono-
motore: solo bi-
pala l’elica.
E or la brunetta bïala “
rise Charlie, cercandola: “Via via,
Miss, esca. E mi dica,
che, chi a Paris l’aspetta? A chi, beato, sì
graziosa e ardimentosa vola brunetta?”

soffia
soffia sull’acque,
spirito di Saint Louis,
cartone e spago

Or la compagna di Lindbergh dormiva
cinta di stelle, obliosa di tele
di ragno, che forse fuggiva
dal Kansas, da New.
E a lui, l’aquila
giovane, ancora ignara
di ragne, più truci, umane, (1)
un punto
lui solo di sangue e d’anima
sopra i notturni oceani,
ebrïetà
eterëa di stelle e sogni;
e il pulsar dei pistoni, docile faustamente
monotono, oramai
ammalïava, il remeggio fluidissimo,
a un puerile sonno…..
si riscoteva
picchiando a dritta
e a manca l’ala,
o evoluiva libellula
l’aquilotto
e canticchiava un’arietta di favola
western, di carovane.

Ventinov’ore, due sorsi al termos.
Ma pur le palpebre calano, Lindbergh s’assopisce.
Tre, forse cinque, minuti, o dieci, e il velivolo cala,
lenta la cloche, all’acque,
ma dolce cala
spirito di Saint Louis….
Guizzò, ella! via su!...
Rientrò:
lo picchiettò (vellicò) al naso: riaprì
gli occhi lui abbrancò
la cloche.

Digrignò
le schiumose mandibole l’Oceano.

E a dritta dell’aquilotto fiorì
un primo gabbïano,
e altri
e altri,
bianco di sé scriventi in cielo “WELCOME”.

“Ci siamo, darling,ci siamo, baby….
no, bébé, à Paris. Thanks — no, merci —
amica mia…ma come
ti chiami?... Laggiù! laggiù!
è Le Bourget, bébé !”

Trionfò
la bionda aquila degli oceani.
- Il nome,
però, almeno, della compagna….Sparì. —
Trionfò sonnolento su urla dal buio e su fiaccole:
lei vi sparì.

Chi sa se la mosca del Kansas
trovò chi cercava a Paris.
Albero Mario Moriconi
(da: Il dente di Wels, Pironti, 1995)
(1) Cinque anni dopo patì il rapimento e l’uccisione del figlioletto.

mercoledì 17 marzo 2010

POESIA FRANCESE
LOUIS ARAGON

(1897-1982)

*

Ah, è il bene di domani
Tutto come ieri
Nulla sarà mai come
Lo si vede nelle pietre
Eppure tutto ci aspetta
Al ritorno dell’ora di ieri
Si dovrà pur amare
Come ancora mai
La nostra vita sarà tutta
Com’è da allora
Temete il cielo indifferente
O il gioco dell’amore
E non è un gioco stasera
O domani sera
Si dovrà vivere ancora
Anche nei giorni neri
Louis Aragon

Traduzione di Francesco Bruno
Poesie d’amore
con un autografo inedito
e sette incisioni di Ghiannis Ritsos
a cura di Francesco Bruno
Crocetti Editore 2000
POESIA SVEDESE
TOMAS TRANSTROMER
(1931)

Aprile e Silenzio

La primavera giace deserta.
Scuro come il velluto il fossato
si snoda al mio fianco
senza immagini riflesse.
Soli a splendere
sono dei fiori gialli.
Mi porta la mia ombra,
come la sua nera custodia
un violino.
La sola cosa che voglio dire
brilla fuori dalla mia portata
come l’argento
sul banco dei pegni.
Tomas Tranströmer

Traduzione di Maria Cristina Lombardi
Poesia dal silenzio a cura di Maria Cristina Lombardi

Crocetti Editore 2001, 2008

domenica 14 marzo 2010

POESIA SLOVENA
ALES DEBELJAK
(1961)


*
Nulla è raggiungibile. Nessuna voce si duplica.
Come se non fosse mai accaduto. Le cose perdurano,
tranquillamente.]
E al mattino tornerà a farsi giorno. Nelle vene scorre il sangue.
Tu sei niente. Per tutti gli altri, tranne che per una donna, sei

l’oscurità profonda in fondo al fiume. Un sasso sconsolatamente
liscio]
con un soffio d’azzurro. L’incavo sul pozzo. L’inizio
di nessuno, che nessuno riconosce. Come il diario di Scott
perduto nel turbine polare. Tu sei niente. Potresti essere la mia

tristezza, ampia come il cielo. Ed il pieno e il vuoto del film
avvolto per sempre nella bobina. La città ora non è davvero
meno]
vulnerabile di quanto fosse prima. Io solo, questo posso
aggiungere, risuonerò]
sulla frequenza del tuo silenzio e aspetterò una tua risposta.
Ales Debeljak

da "La dimora del tempo sospeso"
Nuove voci della poesia slovena – di Ivan Crico

TAJA KRAMBERGER
(1970)

*
Nessuno fa caso alle limpide e delicate posizioni
della Terra. Solo le figurine degli animali coperti
di blu scuro, odoranti di cioccolata, parlano di sé.
Si girano di schiena col palmo della mano e si perdono
in tasche altrui. Via serpenti, andatevene dalle vigne,
mi facciano questo piacere, per favore,
perché ho paura di voi e poi perdo la chiave
e con papà devo strisciare in casa attraverso la finestra della via
Vanganel 57 d.]
Se incontri la serpe devi essere gentile,
non provocare, solo stare immobile come una foresta pietrificata
per non scatenare ciò che non puoi dominare.
Si può irrigidire l’infanzia, se non fai attenzione,
o addirittura estinguersi per punizione, se non
sei gentile con lei.
Taja Kramberger

da "La dimora del tempo sospeso"
Nuove voci della poesia slovena – di Ivan Crico

sabato 13 marzo 2010

POESIA BOLIVIANA
PEDRO SHIMOSE
(1940)

STARE CHETO

Tanto tempo senza saper che cosa fare
di questo sogno povero
tinto di soprassalti.

Aver visto un cielo stramazzato
tra fiori e uccelli
e un bosco in fiamme
appie' della montagna.

Molto ho deplorato di essere qui,
seduto,
a contemplare un uomo
che di notte legge
e di giorno
redige rapporti burocratici
come che voglia parer saggio e grave.

A che scopo venirmene dove non ricordo,
dove sono un'assenza che non rammenta nulla,
nemmeno la sua voce,
nemmeno il suo stesso volto nella pietra dove
ci guardavamo.
Pedro Shimose

Traduzione di Claudio Cinti
da "Riflessioni machiavelliche" (1980 - Sinopia, Venezia 2004)
www.filidaquilone.it

venerdì 12 marzo 2010

POESIA IRANIANA
MAHNAZ AZARNIA
(1945)


SOLITUDINE


Ti pettini nel vento
la stagione dell'amore è durevole
e il profumo dell'olivo
nel passaggio del vento.

Non stare in ansia
l'inverno se ne va
e le scuse
sulle palpebre stanche
della notte restano
in primavera
diventano verdi i semi

Ora
te ne sei andato
la finestra ti guarda.
Mahnaz Azarnia

Traduzione di Kambiz Tasheyoee
Da "www.literary.it
POESIA DANESE
HENRIK NORDBRANDT
(1945)


DOVUNQUE ANDIAMO

Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.

E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.
Henrik Nordbrandt

(Traduzione di B. Berni, su “Poesia del Novecento in Italia e in Europa” a cura di Edoardo Esposito, Feltrinelli 2000)

mercoledì 10 marzo 2010

POESIA SVEDESE
HJALMAR GULLBERG

(1898-1961)


TOGLIETE LE FOTOGRAFIE

Togliete le fotografie. Noi morti
siamo sensibili a questo genere di cose
almeno i primi tempi.
Né l’adattamento ha luogo senza sforzo
fino a quella pace di là da ogni ragione, quella pace

che ci avete concesso con l’annunzio mortuario.
Non seccateci più. Il nostro dolore prolunga i funerali.
Il nome e il profilo nel marmo e nel bronzo
quando dobbiamo cambiar forma e linguaggio

sono impacci di cui faremmo volentieri a meno.
Stanotte siamo la neve che cade silenziosa
a falda a falda. Con la faccia premuta
contro il vetro che nome gridi? Non abbiamo un nome.
Jalmar Gullberg
(da:”Poesia del Novecento in Italia e in Europa”, a cura di Edoardo Esposito,Feltrinelli, 2000, traduzione di S. De Cesaris Epifani)

lunedì 8 marzo 2010

POESIA TEDESCA
PAUL CELAN
(1920-1970)


NESSUNO

Nessuno ci forma più da terra e fango,
nessuno parla alla nostra polvere.
Nessuno.

Lodato sii tu. Nessuno.
Per farti piacere vogliamo
fiorire.
A te
Incontro.

Un Nulla
eravamo, siamo,
resteremo, fiorendo:
del Nulla-
di Nessuno la rosa.

Con
lo stimma chiaro-anima,
lo stame devastato cielo,
la corona rossa
per la parola di porpora che noi cantammo
sopra, oh sopra
la spina.

Paul Celan
(Traduzione di M.Ranchetti, da”Poesia del Novecento in Italia e in Europa”, a cura di Edoardo Esposito, Feltinelli Editore, 2000)

mercoledì 3 febbraio 2010

POESIA ITALIANA
MARIO M. GABRIELE
(1940)
1
Il viaggio é low cost,
con bassa cabina e senza moli
in un giorno di sopportabile follia,
verso un altro cielo, un’altra terra,
come dice padre Mills
nella sua chiesetta di campagna,
affollata la domenica,
per il battesimo dell’acqua
e il kyrie eleison ai morti diJabalia
finché durerà la terra, seme e messe,
e giorno e notte non cesseranno;
i lieviti dell’anima mai maturati a pane,
poco chiari la via e l’indirizzo,
(immensamente vaghi),
forse occorreva una schiera di trapassati
a diradare la nebbia dei nostri porti,
oh mes amis che origliate
il fruscio delle comete,
dite ai vivi che restano in città
di pensare un poco a Carol e Jodie
e a miss Rottenmeier di Dusseldorf
che non hanno mai amato il buio della notte
né la polvere dei millenni!
Il viaggio è low cost
con bassa cabina e senza moli.
Prima o poi sapranno
cos’è l’incantevole leggerezza della vita,
al largo dei carriaggi e di qualche piccola lumiére.
2
E’tardi, Daisy, quasi mezzanotte!
Non c’è più tempo per il breakfast,
cercare l’elisir di lunga vita,
uno stradivario per la fine
nella scorribanda d’aprile.

Ci minacciano le centurie, i codici del Louvre,
il tight nell’armadio stile liberty,
mentre esondano i fiumi sui morti già spogli.

L'anno scorso, a Portsmouth, Miss Winter
cercava, tra ruderi e radici,
come nella piana di Giza,
le nostre assenze già scritte.

Oh Moses, chi colse l’erba nei giardini d’Engaddì
non nutriva sospetti: aveva mani e cuore da hidalgo
come le figlie di Jerusalem!
Ma sentire Kaminskj parlare di tavole scisse,
é non vedere la primavera
tra rappresaglie di vento e di gelo.

E sono queste le sere che ci danno più pena,
oh Daisy dai colori dell’alba svaniti,
tu, eclissi di luna: mio sepolcro di neve!

3
E ora che dalle terre di pianura ai boschi autunnali
nessuno più si aspetta miracoli dall’aloe,
che sarà del fumo delle carbonaie
nei giorni che s’intrecciano
come gambi di bouquet?

Doveva essere una sera di repertori
più che di totale cecità.

Tosh tirò dritto per la sua strada
dimenticando il passato,
profumo di talco e d’elicriso,
prima di riordinare sangue e ossa,
fiumi d’anni e d’erbaspada,
tenere a bada il flusso dell’anima
risalito in un bookshop di periferia,
mentre cercavamo
Le passage de commerce Saint Andre di Balthus
e la neve cancellava la città e il suo limite,
i morti per acqua e solitudine.

Fu allora che ci avviammo fuori pista,
dopo il disegno dello sciamano,
antico, quanto il mondo,
dove il silenzio è ouverture sui marmi
quando tornano i passeggeri di novembre
a ravvivare mammole, sorrisi sbiaditi:
il double face della vita,
rassegnata a se stessa.

(inedito 2010)
Mario M. Gabriele
4
Coprilo di terra il passo mai fatto. Sognalo,
di rimpianto in rimpianto, il lampo che non verrà.

Un freddo balcanico si è fermato
alle porte di Minsk, così che l’inverno
è stato davvero amico delle foglie.

A sentire Wilson non c’è alba
che sia più oscura della sera,
né attimo che duri più di un ricordo.

Cadono a pioggia i giorni del Capricorno.
Si nutrono di terra gli umidi inganni.
Ma ti pare, Wilson, che tutto questo
sia soave tempesta?

Dura l’ombra delle querce
sui nudi rami di gennaio
e sull’epigrafe – di Isabel e di Oliveira:
Que Seya Eterno! Meu Amor!-

Così si ricordano i morti,
il mistero della separazione,
l’infanzia e l’esilio spirituale.

A volte rinascono nell’ampolla dei nostri sogni.
Oltrepassano guadi e canyions.
Se ne stanno muti come Cecil
e i pallidi ghosts nell’oscurità dell’assenza,
dove fanno lumicino Fanny e Annabel,
e la Granduchessa di Swedenborg

Ed è grazia sottile rivedere le erbe d’aprile
cingere il fiume salato dei vivi,
fino alla bottega di Wanderbitt
e di Edwards,
ultimi writers e poeti,
troppo vecchi per parlare di Dio.
(Inediti 2010)
Mario M. Gabriele
POESIA INGLESE
KATE CLANCHY
(1965)


Patagonia


Dissi forse la Patagonia, e immaginavo
una penisola, grande abbastanza
per un paio di sedie a sdraio
su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo

a noi in un freddo mozzafiato, davanti
a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti
nell’intreccio del ripiglino che i gabbiani giocano
dal mare fino al sole. Pensavo di aspettare

finché le onde non si fossero addormentate
dalla noia, finché gli ultimi cirripedi
ancora aggrappati,
preoccupati dal silenzio, non si fossero
allontanati ai remi di piccole piroghe, finché

quegli uccelli inquieti, le tue mani d’attore,
non ti fossero caduti esausti in grembo,
finché, finalmente, non ti fossi rivolto a me.
Quando dissi Patagonia, volevo dire

cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire
anni. Li volevo tutti con te.

Kate Clanchy
Traduzione di Giorgia Sensi Aa.Vv.,
Nuove poesie d’amorea cura di Angela Urbano, Crocetti Editore 2010